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La storia di Elia si apre con l’annuncio della siccità ad Acab: “Per la vita del Signore, Dio di Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo dirò io”,
Elia spende se stesso per i poveri d’Israele contro lo strapotere dei ricchi commercianti e di tutti quelli che appoggiati dal re diventavano sempre più ricchi. Così si spiega l’annuncio della carestia.  Elia è inoltre impegnato contro l’idolatria  con una lotta acerrima a Baal e ai suoi numerosi profeti, che vengono appoggiati dalla regina Gezabele moglie di Acab. L’evento del monte Carmelo dove vengono uccisi quattrocentocinquanta profeti di Baal e dove viene dimostrato che sono falsi profeti incapaci di far scendere dal cielo il fuoco che bruci il giovenco preparato, dimostra ancor di più la loro falsità. Elia, invece da solo, invoca l’aiuto di Dio dopo avere riempito d’acqua l’altare, dopo avere inzuppato tutto di acqua: appena invoca Dio il fuoco scende e brucia il giovenco preparato.
Elia è ancora colui che consacra Eliseo ponendogli sulle spalle il suo mantello e consacrandolo profeta di Dio. Condanna il comportamento di Acab che per avere la vigna di Nabot, accetta e permette la sua uccisione lasciando che la moglie Gezabele commettesse qualsiasi misfatto. Elia viene rapito in cielo da un carro e da cavalli di fuoco dopo avere concesso ad Eliseo  due terzi del suo spirito così come da lui stesso richiesto. L’unione tra Elia ed Eliseo è grandissima. Costui non lascia per nulla il suo padrone Elia, lo segue dovunque e non si allontana anche se pare che Elia lo spinga ad allontanarsi. L’unione è tanto grande che Eliseo chiede  di avere lo stesso spirito di Elia per potere esercitare la sua funzione di profeta come il suo maestro.